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L’Italia delle vacanze si divide in due: poche grandi province concentrano una quota enorme della spesa turistica nazionale, mentre nei territori più piccoli la capacità di spesa resta molto più contenuta.
Secondo le elaborazioni di Vamonos-Vacanze.it, tour operator specializzato in vacanze di gruppo, nel 2026 gli italiani spenderanno 120 miliardi di euro per le proprie vacanze, considerando sia i viaggi sul territorio nazionale sia quelli all’estero.
Il dato è stato elaborato a partire dalle previsioni di crescita del comparto turistico diffuse da Demoskopika e integrato con indicatori territoriali relativi a popolazione residente, reddito disponibile, capacità di spesa e propensione al viaggio, basandosi su dati proprietari del tour operator e su dati Istat, Banca d’Italia ed Eurostat.
Il risultato è una mappa molto polarizzata. Le prime 10 province e città metropolitane concentrano da sole 50,3 miliardi di euro, pari a circa il 42% della spesa turistica nazionale. Le prime 20 arrivano a 67,4 miliardi, oltre il 56% del totale.
In testa alla classifica nazionale c’è Milano, con 10,7 miliardi di euro di spesa turistica stimata per il 2026. Seguono Roma con 8,6 miliardi e Torino con 5,3 miliardi. Ai piedi del podio Napoli, con 4,7 miliardi, davanti a Brescia, che raggiunge 4,2 miliardi.
La top ten fotografa un’Italia turistica trainata dalle grandi aree metropolitane ma anche da territori ad alta produttività. Dopo Milano, Roma, Torino, Napoli e Brescia, seguono Bergamo (3,6 miliardi), Bologna (3,5 miliardi), Firenze (3,28 miliardi), Verona (3,27 miliardi) e Monza e Brianza (3,15 miliardi).
Il divario tra le aree più forti e quelle più piccole è netto. Tra le città metropolitane, dopo Milano, Roma, Torino e Napoli, emergono Bari (1,9 miliardi), Palermo (1,8), Genova (1,6), Venezia (1,6), Catania (1,57), Firenze (3,28) e Bologna (3,5), confermando il peso delle grandi aree urbane nella domanda di vacanze.
Molto forte anche il Nord produttivo. Oltre a Milano, la Lombardia piazza Brescia, Bergamo e Monza e Brianza nella parte alta della classifica. Il Veneto è presente con Verona, Padova, Treviso, Vicenza e Venezia. L’Emilia-Romagna conferma il proprio peso con Bologna, Modena, Parma, Reggio Emilia, Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini.
Nel Mezzogiorno il primo mercato è Napoli, quarta provincia italiana con 4,7 miliardi. Seguono Bari, Palermo, Salerno, Catania, Caserta, Lecce, Cosenza, Foggia, Messina e Taranto. Il dato mostra una domanda importante, ma più distribuita e meno concentrata rispetto al Nord.
«La geografia della spesa turistica conferma che le vacanze sono diventate una componente strutturale dei consumi delle famiglie italiane, ma anche che la capacità di spesa resta fortemente legata alla geografia economica del Paese» spiegano gli analisti di Vamonos Vacanze.
Il ranking nazionale mostra infatti tre Italie: quella delle grandi città metropolitane, che guidano la domanda; quella delle province produttive del Nord, sempre più rilevanti per capacità di spesa e propensione ai viaggi; e quella dei territori più periferici, dove la spesa resta più contenuta.
Secondo Vamonos Vacanze, il dato è destinato a pesare anche sulle strategie degli operatori turistici. Le province con maggiore capacità di spesa tendono infatti a generare più prenotazioni anticipate, maggiore interesse per viaggi organizzati, destinazioni internazionali, crociere e formule con servizi inclusi.
«La domanda turistica non cresce allo stesso modo ovunque. Milano, Roma, Torino, Napoli, Brescia e Bergamo rappresentano bacini fondamentali per il mercato, ma la classifica evidenzia anche il peso crescente di province intermedie ad alta capacità reddituale» osservano gli specialisti del tour operator.
Nella parte bassa della graduatoria si collocano invece Isernia (123 milioni), Enna (205 milioni), Vibo Valentia (207 milioni), Oristano (208 milioni), Crotone (222 milioni), Aosta (244 milioni), Rieti (265 milioni), Gorizia (267 milioni), Nuoro (275 milioni) e Matera (287 milioni).
Il divario è evidente: Milano da sola vale quasi 87 volte Isernia e oltre 50 volte Enna. Una forbice che non misura soltanto la popolazione, ma anche reddito disponibile, accessibilità, frequenza di viaggio e capacità di acquistare pacchetti turistici più strutturati.
«Nel 2026 il turismo italiano varrà 120 miliardi di euro, ma la mappa della spesa mostra un Paese molto diverso al proprio interno. Le vacanze restano un desiderio nazionale, ma la capacità di trasformarle in spesa concreta è fortemente concentrata nei territori economicamente più forti» concludono gli analisti di Vamonos Vacanze.
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