Intermonte_Incontro Trump – Xi: mercati sostenuti dal “fine conflitto”, ma restano focus su inflazione e tassi

Buongiorno,

inviamo di seguito ed in allegato il commento “Incontro Trump – Xi: mercati sostenuti dal ‘fine conflitto’, ma restano focus su inflazione e tassi” a cura del Team Advisory & Gestione di Intermonte, con una view settimanale sulle principali tematiche globali e sull’andamento dei mercati finanziari.

 

Rimaniamo a disposizione per ulteriori informazioni.

Un caro saluto,

Giorgia

 

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Incontro Trump – Xi: mercati sostenuti dal “fine conflitto”, ma restano focus su inflazione e tassi

 

A cura del Team Advisory & Gestione di Intermonte

 

Milano, 12/05/2026

 

  • Settimana positiva per i mercati azionari globali, sostenuti dalla distensione geopolitica in Medio Oriente e dalle aspettative sull’incontro tra Trump e Xi Jinping.
  • I dati macro confermano resilienza economica, ma anche pressioni inflattive ancora presenti, soprattutto sul fronte energetico.

 

Dall’Asia mediorientale all’estremo Oriente

I mercati azionari hanno archiviato una settimana decisamente positiva, sostenuti dall’evoluzione diplomatica nel confronto con l’Iran e dalle implicazioni macro-finanziarie legate al cosiddetto trade “fine conflitto”. Il punto di svolta è arrivato con l’annuncio ufficiale del Segretario di Stato Marco Rubio relativo alla conclusione dell’operazione “Epic Fury”, la vasta campagna militare avviata lo scorso febbraio, segnando il passaggio da una fase di guerra attiva a una gestione della crisi prevalentemente difensiva.

 

La nuova strategia è stata inserita nel “Project Freedom”, la missione presentata domenica scorsa volta a garantire la sicurezza dei transiti navali attraverso lo Stretto di Hormuz e la stabilità delle forniture energetiche globali. Tuttavia, dopo un tentativo di mediazione da parte del Pakistan conclusosi senza risultati concreti, Trump e Iran hanno respinto reciprocamente le ultime proposte di pace. L’Iran si è dichiarato disponibile a trasferire parte delle proprie scorte di uranio in un Paese terzo, ma ha escluso lo smantellamento degli impianti nucleari, mentre Trump ha subordinato qualsiasi negoziato sul nucleare alla riapertura dello Stretto di Hormuz.

 

In questo contesto, cresce l’attenzione per l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping previsto per il 14 e 15 maggio. Pur restando limitate le aspettative per un accordo commerciale esaustivo tra le due principali economie mondiali, il vertice potrebbe contribuire ad allentare le tensioni commerciali degli ultimi mesi, in particolare sulle esportazioni tecnologiche americane verso la Cina, oltre che a dare un impulso agli esportatori cinesi e ai produttori mondiali di hardware tecnologico. A tal proposito, lunedì il dato relativo ai prezzi alla produzione in Cina ha visto il più rapido incremento dall’inizio della pandemia, in quanto la guerra in Iran sta facendo aumentare i costi delle materie prime, mentre l’inflazione al consumo è inaspettatamente salita all’1,2%. (1.2%)

 

Macroeconomia: inflazione e mercato del lavoro

Sul fronte macroeconomico, i dati pubblicati nel corso della settimana hanno confermato la resilienza dell’economia statunitense. In particolare, ad aprile la componente prezzi dell’ISM servizi è rimasta stabile a quota 70,7, contro i 73,5 previsti dagli analisti, contribuendo a ridimensionare le aspettative di una stretta monetaria immediata da parte di Fed e BCE.

 

Anche il mercato del lavoro continua a mostrare segnali contrastanti. Sebbene i dati ADP siano risultati inferiori al consensus con una crescita di 109.000 unità, i Non Farm Payrolls hanno quasi doppiato le previsioni iniziali, registrando un incremento di 115.000 unità nel mese di aprile trainato dall’aumento dei dipendenti nei settori del commercio, dei trasporti e dei servizi di pubblica utilità.

 

Parallelamente, il tasso di disoccupazione è salito al 4,34% dal precedente 4,26%, evidenziando un graduale aumento della capacità inutilizzata nel mercato del lavoro che rafforza l’ipotesi di una Fed orientata a mantenere invariati i tassi almeno fino all’ultimo trimestre dell’anno. Di conseguenza, i rendimenti dei Treasury e dei titoli governativi europei hanno ripreso a scendere, mentre il dollaro ha proseguito la propria fase di deprezzamento verso quota 1,177 sull’euro.

 

Europa, energia e mercati

In Europa, la dinamica dei listini è rimasta strettamente legata all’andamento dei prezzi energetici e alle prospettive di politica monetaria. Il Brent, dopo aver superato i 110 dollari al barile a inizio settimana, è tornato in area 100 dollari grazie alla distensione nel Golfo Persico, favorendo il recupero del comparto obbligazionario. I rendimenti del Bund decennale sono scesi verso il 3%, mentre il mercato ha ridotto le aspettative sui rialzi della BCE a circa 66 punti base complessivi per l’anno, nonostante le dichiarazioni di esponenti rigoristi come Nagel e Kazmir sulla necessità di intervenire già a giugno per contenere i rischi inflattivi. In Italia, invece, il restringimento dello spread BTP-Bund verso i 74 punti base ha favorito il recupero del comparto obbligazionario domestico, con il rendimento del BTP decennale sceso al 3,74% dal precedente 3,94%.

 

AI e semiconduttori ancora protagonisti

Il comparto dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori continua a rappresentare uno dei principali motori dei listini azionari globali. AMD ha beneficiato di risultati trimestrali particolarmente positivi, mentre Samsung Electronics ha raggiunto la storica capitalizzazione di 1.000 miliardi di dollari, consolidandosi come la seconda realtà asiatica a superare tale soglia dopo TSMC. Il Philadelphia Semiconductor Index (SOX) ha registrato un rialzo dell’11% la scorsa settimana, confermando il forte momentum del settore.

La settimana in corso sarà particolarmente rilevante per i dati sull’inflazione dei principali Paesi europei. In particolare, per l’Italia il dato verrà comunicato venerdì, giornata in cui Fitch si pronuncerà sul debito sovrano della Germania.

 

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Giorgia Cococcioni

BC Communication

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