Bitcoin tra Fed e fondamentali:
il mercato mostra i primi segnali di stabilizzazione
Analisi a cura di James Butterfill, Head of Research di CoinShares
7 luglio 2026 – Il dato di giugno sul mercato del lavoro statunitense ha offerto un temporaneo sostegno agli asset rischiosi. I nuovi occupati non agricoli sono aumentati di appena 57.000 unità, ben al di sotto delle attese di consenso (115.000), mentre il tasso di disoccupazione è sceso dal 4,3% al 4,2%. La reazione dei mercati è stata immediata: il rendimento del Treasury USA a due anni è diminuito di oltre cinque punti base, gli operatori hanno ridimensionato le aspettative di un imminente rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve e Bitcoin ha recuperato terreno dopo aver toccato il minimo del ciclo in area 57.700 dollari, tornando a scambiare intorno ai 62.000 dollari. Ancora una volta, il mercato ha confermato quanto la criptovaluta rimanga sensibile, nel breve periodo, alle aspettative sulla politica monetaria.
Un singolo dato, tuttavia, non basta a modificare il quadro macroeconomico. Alla riunione di giugno la Federal Reserve ha lasciato i tassi invariati tra il 3,5% e il 3,75%, nella prima riunione presieduta da Kevin Warsh, accompagnando la decisione con un messaggio più restrittivo del previsto. Il dot plot indica infatti tassi al 3,8% a fine 2026, rispetto al 3,4% previsto a marzo, mentre quasi tutti i membri del FOMC continuano a vedere rischi al rialzo per l’inflazione. Tra i fattori di attenzione figurano anche le possibili ricadute del conflitto tra Israele e Iran sui prezzi dell’energia. In questo contesto, il dato sull’occupazione concede un po’ di respiro ai mercati, ma non rappresenta ancora il segnale di una svolta nella politica monetaria. La tesi di investimento di lungo periodo su Bitcoin rimane legata all’incertezza sulle politiche economiche e al ruolo dell’asset come potenziale copertura in uno scenario di inflazione persistente; nel breve termine, però, continua a prevalere la dinamica della liquidità globale e dei tassi reali.
Se il quadro macro resta prudente, i segnali provenienti dal mercato di Bitcoin appaiono invece sempre più costruttivi. Dopo aver distribuito circa 39 miliardi di dollari in Bitcoin durante il picco di mercato dell’ottobre 2025, gli investitori di maggiori dimensioni hanno progressivamente interrotto le vendite e, nelle ultime due settimane di giugno, sono tornati ad accumulare in modo deciso. I cosiddetti whales hanno acquistato circa 270.000 Bitcoin, per un controvalore stimato di 16,7 miliardi di dollari, concentrando gli acquisti nell’area dei 59.000 dollari. Anche i dati di Glassnode confermano questo cambiamento: gli investitori di lungo periodo sono tornati in una fase di accumulazione netta all’inizio di luglio. Si tratta di un’inversione significativa rispetto a quanto osservato soltanto poche settimane fa e rappresenta uno dei segnali più incoraggianti dell’attuale fase di mercato.
Anche i flussi raccontano una storia meno negativa di quanto suggerisca il sentiment. Nella prima metà del 2026 gli ETF spot statunitensi su Bitcoin hanno registrato deflussi netti per circa 3 miliardi di dollari, portando per la prima volta il saldo cumulato in territorio negativo dal loro lancio, dopo due mesi consecutivi di riscatti record tra maggio e giugno. Tuttavia, il confronto con gli ingenti afflussi registrati nello stesso periodo dagli ETF legati all’intelligenza artificiale suggerisce una lettura diversa: più che un abbandono della tesi d’investimento su Bitcoin, si è assistito a una rotazione dei capitali verso il tema che oggi domina il mercato. In altre parole, Bitcoin è stato venduto per finanziare il trade sull’AI, non perché siano venuti meno i suoi fondamentali. Storicamente, rotazioni di questo tipo tendono a esaurirsi quando il tema più affollato perde slancio. Un primo segnale in questa direzione potrebbe già essere arrivato il 3 luglio, quando gli ETF hanno registrato il primo giorno di afflussi dopo dieci sedute consecutive di deflussi, con sottoscrizioni nette per 229 milioni di dollari.
La prudenza, comunque, resta d’obbligo. La Federal Reserve continua a mantenere un orientamento restrittivo e il mercato è ancora lontano da uno scenario di allentamento monetario. Al tempo stesso, però, uno dei principali elementi di debolezza delle ultime settimane è venuto meno: il ritorno all’accumulazione da parte delle whale riduce sensibilmente il rischio di ulteriori pressioni in vendita provenienti dagli investitori di lungo periodo. L’attenzione si sposta ora soprattutto sugli ETF, dove sarà necessario osservare una stabilizzazione più duratura dei flussi per confermare il cambio di tendenza. Restano inoltre alcuni fattori di incertezza, come la potenziale pressione derivante dalle future vendite di Strategy (MSTR), le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che continuano ad alimentare sia il premio di rischio sul petrolio sia i timori di rallentamento economico, e un contesto regolamentare meno favorevole, con probabilità sempre più ridotte che il CLARITY Act venga approvato entro la fine dell’anno.
Nel complesso, il quadro appare oggi più solido rispetto a poche settimane fa. I dati macro hanno concesso al mercato un po’ di ossigeno, ma sono soprattutto i fondamentali di Bitcoin a mostrare un miglioramento: il ritorno all’accumulazione delle whales e i primi segnali di stabilizzazione dei flussi sugli ETF rafforzano l’ipotesi che il mercato stia costruendo un minimo ciclico. Manca ancora un catalizzatore capace di innescare una nuova fase rialzista, ma gli elementi a sostegno di uno scenario di graduale consolidamento stanno diventando sempre più convincenti.
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