
15 anni dal referendum disatteso da tutti i governi.
La battaglia per la ripubblicizzazione continua
“Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi…Vinci!”
Questo è lo spirito che ci ha guidato, dal 2007 (legge di iniziativa popolare) a oggi, e ci ha condotto alla vittoria referendaria del 2011 della quale, i prossimi 12 e 13 giugno 2026, cadrà il 15° anniversario.
Gli otto governi (Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte, Draghi e Meloni) che hanno attraversato il Paese in questo lasso di tempo, lo hanno, prima ignorato e deriso, poi combattuto in maniera trasversale.
……hanno vinto?
Senza voler assolutamente accostare la figura di Ghandi agli otto Presidenti del Consiglio o, per meglio stare al passo con la moda dei tempi (perché di questo solo si tratta), ai “Premier” sopra citati, possiamo dare una sola risposta: NO!
Se di fronte alla straordinaria partecipazione di quei giorni, con innumerevoli incontri pubblici affiancati da banchetti per la raccolta delle firme e la conseguente campagna referendaria, la loro reazione è stata quella di continui provvedimenti che hanno ostacolato, e poi, quasi del tutto annullato quell'esito, è la dimostrazione che quello spirito, forse oggi un po' affievolito ma ancora vivo, ha fatto centro a fronte del dilagare di politiche liberiste che hanno investito il nostro Paese.
Lo possono testimoniare le iniziative territoriali passate e presenti che stanno cercando di far rispettare quella volontà popolare: dalla campagna di “Obbedienza civile” nata immediatamente dopo la consultazione del giugno 2011 fino ad arrivare al ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) dello scorso anno, con cittadini organizzati che chiedono semplicemente che il loro voto venga rispettato e quell'esito eseguito.
Ancora oggi numerose sono quelle che stanno vedendo vari territori aprire vertenze perchè gli affidamenti in essere, o in via di scadenza, vengano rinnovati (o affidati ex-novo) a gestori a totale capitale e partecipazione pubblica, estromettendo soggetti privati, nonostante si sia arrivati al punto di doverne chiedere il “permesso” al mercato.
Ancora oggi si cerca di sensibilizzare Amministrazioni e comunità nell'abbandonare l'ideologia del “privato è bello”, facendo leva sull'ineluttabile realtà in cui versano attualmente le nostre reti idriche colabrodo, nonostante tariffe sempre più alte, i cui proventi, risultano ingrossare gli utili redistribuiti all'interno delle multiutility che si spartiscono a livello nazionale la gestione del servizio idrico, invece di essere reinvestiti nel servizio erogato.
Ancora oggi, e più che mai oggi, comitati cittadini sono in piena battaglia per difendere il baluardo (l'unico) che rappresenta a pieno quell'esito referendario: ABC Napoli, azienda speciale che gestisce il servizio idrico della città partenopea, nata dalla ri-pubblicizzazione della precedente ARIN S.p.a..
ABC Napoli è oggi sotto attacco, paradosso dei paradossi, proprio dal solo socio unico: il Comune di Napoli. E' di questi giorni l'ambigua volontà dell'Amministrazione partenopea, come anche da dichiarazioni di componenti dell'Ente Idrico Campano (EIC), di privatizzare il gestore, nonostante questo presenti regolarmente bilanci in ordine, abbia tutti i presupposti (messi nero su bianco anche nell'affidamento in essere) per proseguire con l'attuale forma gestionale e che, forse sopratutto per questo motivo, presentando regolari avanzi di gestione (e non utili), sta dimostrando che l'acqua può essere gestita fuori dalle regole del mercato e del profitto.
I comitati sapranno far sentire ancora la propria voce, a tutti i livelli istituzionali, a partire dal neo Presidente di Regione Roberto Fico, giunto da quel mondo, perché, oltre alla promessa di ripubblicizzare il servizio di adduzione campano, possa salvaguardare anche la natura pubblica e partecipativa di ABC Napoli.
Sicuramente i comitati campani a Napoli, ma anche i comitati in tutti i territori ove presenti, saranno protagonisti di questa vertenza, perchè il suo buon esito sia il preludio a che si possa ancora “scrivere Acqua e leggere Democrazia”.
