Petrolio, inflazione e Bitcoin: i mercati tra tensioni geopolitiche
Analisi a cura di Marc Des Ligneris, Senior Portfolio Manager di CoinShares
20 marzo 2026 – Questa settimana i mercati hanno continuato a muoversi in modo volatile, reagendo agli sviluppi della guerra in Iran. Una delle leve centrali della strategia di Teheran è esercitare una pressione costante sui prezzi del petrolio. Le continue tensioni nello Stretto di Hormuz — snodo attraverso cui transita circa il 20% dell’offerta globale di greggio— hanno spinto le quotazioni a circa il 60% sopra la media di lungo periodo.
Uno scenario che non si osservava dalla Guerra del Golfo del 1990 e dallo shock petrolifero del 1974, entrambi seguiti da fasi recessive. In questo contesto, tra danni crescenti e tensioni elevate, appare sempre più difficile per Trump cambiare rapidamente narrativa e dichiarare vittoria. I mercati potrebbero quindi iniziare a riflettere non tanto una rapida risoluzione delle ostilità, quanto il rischio di uno stallo prolungato.
Petrolio in rialzo e politiche monetarie: la sfida di Fed, BCE e Bank of England
L’aumento del prezzo del petrolio è destinato ad alimentare nuove pressioni inflazionistiche nei prossimi mesi. In questo contesto, le principali banche centrali hanno rivalutato le proprie strategie di politica monetaria. Ad esempio, negli Stati Uniti, la Federal Reserve ha mantenuto un approccio prudente. Jerome Powell ha ribadito che le prospettive sui tassi restano sostanzialmente invariate, ma con l’adozione di un approccio orientato verso un minor numero di tagli. Il messaggio è chiaro: senza ulteriori progressi sul fronte dell’inflazione — ancora sotto pressione per effetto del petrolio e delle tariffe — un allentamento appare improbabile. Pur restando su livelli restrittivi adeguati, la Fed si trova a bilanciare rischi crescenti; tra le ipotesi sul tavolo è emersa persino quella di un rialzo dei tassi, sebbene non rappresenti lo scenario centrale attualmente atteso.
La FED si trova ad affrontare un equilibrio sempre più delicato: da un lato un mercato del lavoro in indebolimento e tensioni crescenti nel credito privato, dall’altro pressioni inflazionistiche persistenti, destinate verosimilmente ad intensificarsi. Prezzi energetici elevati agiscono inoltre come una vera e propria tassa sui consumatori, con il rischio di comprimere la spesa e alimentare tensioni sociali qualora la benzina superi la soglia psicologica dei 4 dollari al gallone.
In Europa, la Banca Centrale Europea ha posto l’accento sull’incertezza e sul rischio di stagflazione. Più sorprendente la posizione della Bank of England, che ha mantenuto i tassi invariati con toni decisamente restrittivi, sottolineando la propria determinazione a contrastare l’inflazione e spingendo i mercati a considerare la possibilità di nuovi rialzi.
Tensioni sui mercati, ma Bitcoin resiste
I mercati azionari hanno finora evitato un sell-off generalizzato, ma nei mercati del credito iniziano a vedersi segnali di stress. Nel frattempo, l’oro non ha pienamente svolto il suo tradizionale ruolo di bene rifugio. Ancora più significativo è il comportamento del Bitcoin, che negli ultimi sei mesi è stato l’asset più sensibile alle notizie “risk-off”, ma che ora mostra una sorprendente resilienza. Dopo essere stato più venduto rispetto agli asset tradizionali, il Bitcoin potrebbe ora beneficiare di flussi di ribilanciamento dei portafogli. La dinamica appare particolarmente evidente in Corea del Sud, dove gli investitori hanno iniziato a ruotare dalle azioni del KOSPI verso Bitcoin. Un fenomeno interessante se si considera che sia Bitcoin sia l’oro sono generalmente considerati riserve di valore e tendono a muoversi in linea con la liquidità globale, in particolare con la broad money supply (amplia offerta di moneta, “M2”). Secondo la nostra analisi, confrontando Bitcoin e oro con M2, il primo appare sottovalutato, mentre l’oro risulta relativamente caro. Il rapporto BTC/oro, di conseguenza, si trova oggi a livelli storicamente bassi.
La solidità dell’oro può essere spiegata anche da fattori strutturali: la debolezza persistente del dollaro e l’aumento delle tensioni geopolitiche hanno spinto le banche centrali ad accrescere le proprie riserve auree. Inoltre, il rapporto tra riserve auree delle banche centrali e debito pubblico resta basso rispetto ai periodi storici caratterizzati da inflazione elevata, suggerendo ulteriore spazio per accumulazioni.
Nel breve termine, però, il rapporto BTC/oro appare particolarmente penalizzato rispetto alle condizioni di liquidità globale. Considerata la grande differenza di capitalizzazione tra oro e Bitcoin, anche modeste riassegnazioni potrebbero generare significativi guadagni per la criptovaluta. Una dinamica che ricorda il repricing visto nel 2020, sebbene questa volta si parta da un divario di valutazione ancora più marcato.

Francesca Varriale
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