Agenzia nr. 962 – La vice presidente Vaccarella alla commemorazione vittime del terrorismo

 
ANNO XXIII
Numero 962
09/05/2026
Pubblicato in Bari

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La vice presidente Vaccarella alla commemorazione vittime del terrorismo

La vice presidente del Consiglio regionale, Elisabetta Vaccarella, ha partecipato a questa mattina, a Bari, in piazza Aldo Moro, alla giornata in ricordo delle vittime del terrorismo.

“Aldo Moro è una figura che resiste alla commemorazione. Resiste perché ogni volta che proviamo a chiuderlo in una definizione (statista, docente, giurista, vittima, padre della Repubblica) qualcosa eccede, qualcosa sfugge. E quel qualcosa è il suo pensiero. 

Un pensiero che nasce molto prima della stagione politica più nota e che affonda le radici nella sua formazione giuridica e filosofica, negli anni in cui insegnava diritto penale e poi diritto e procedura penale all’Università di Bari. Già allora si era formato uno dei nuclei più radicali del suo pensiero: l’idea che il diritto e lo Stato non possano mai esaurire la persona: lo Stato per Moro è una sovrastruttura, una costruzione storica, necessaria, ma sempre limitata. Al centro e prima di ogni altra cosa, come sostenne fino all’ultimo respiro, deve esserci la persona umana, nella sua irriducibilità. 

Ed è qui che prende forma il tentativo del compromesso storico. Moro ha vissuto per anni alla ricerca di una forma più alta di convivenza democratica, di una concordia ordinum, per usare un’espressione che richiama una tradizione lunga. Era un progetto lucido, di una lungimiranza che ancora oggi fa tremare i polsi. Moro conosceva perfettamente i rischi. Sapeva che quel tentativo avrebbe incontrato resistenze profonde, interne e internazionali. E tuttavia lo ha perseguito, provando ad abitare lo spazio del conflitto e delle contraddizioni, senza negarlo né sopprimerlo.  

Provo sempre a non dimenticare che la morte di Moro è il fallimento della capacità dei nostri servizi di intelligence di trovarlo, prima ancora che della politica di trattare. Quindi questa vicenda è anche il punto in cui si manifesta una tensione irrisolta tra ragion di Stato e centralità della persona. Una tensione che non abbiamo mai davvero sciolto. Una canzone meravigliosa dedicata a Peppino Impastato, parlando del 9 maggio 1978, recita: “era la notte buia dello Stato italiano, quella del 9 maggio ‘78. La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro. L’alba dei funerali di uno Stato”. 

E allora forse il punto, oggi, non è soltanto ricordare Aldo Moro. È chiederci se siamo ancora in grado di pensare la politica come lui l’ha pensata. Se siamo ancora disposti a considerare lo Stato come uno strumento e non come un fine. Se siamo ancora capaci di costruire forme di convivenza che non cancellino le differenze. Se siamo ancora disponibili a riconoscere, nell’altro, qualcosa che eccede le nostre categorie. 

In un tempo che semplifica, che polarizza, che riduce, il pensiero di Moro ci chiede l’opposto. Ci chiede complessità. Ci chiede pazienza. Ci chiede responsabilità. Non è un’eredità facile. Ma è, probabilmente, tra quelle che più tengono viva la nostra democrazia” ha dichiarato la vicepresidente nel suo intervento./comunicato 

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