Agenzia nr. 1354 – Sistema integrato 0-6 anni, il PD: “Una legge che investe nel futuro della Puglia partendo dai bambini e dalle bambine”

 
ANNO XXIII
Numero 1354
30/06/2026
Pubblicato in Bari

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Sistema integrato 0-6 anni, il PD: “Una legge che investe nel futuro della Puglia partendo dai bambini e dalle bambine”

Approvata da legge che disciplina il Sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai sei anni dando attuazione in Puglia al decreto legislativo 65/2017. Si tratta di un provvedimento strategico che costruisce un percorso educativo unitario superando la tradizionale separazione tra i servizi educativi per la prima infanzia (0-3 anni) e la scuola dell’infanzia (3-6 anni) nella consapevolezza che i primi anni di vita rappresentano una fase decisiva per lo sviluppo cognitivo, relazionale ed emotivo dei bambini.

La legge definisce gli strumenti attraverso cui la Regione svilupperà il sistema zerosei rafforzando il coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti introducendo sistemi di monitoraggio e di valutazione della qualità dei servizi e riconoscendo l’educazione come una leva fondamentale per ridurre le disuguaglianze fin dall’inizio del percorso di vita.

«Finalmente portiamo a compimento un percorso legislativo atteso da anni dando piena attuazione in Puglia al decreto legislativo 65 del 2017. La buona politica non è chiamata soltanto a decidere come spendere le risorse o come organizzare un servizio, è chiamata anche a scegliere quale idea di società vuole costruire. Questa legge non mette semplicemente ordine nel sistema dei servizi educativi rappresenta la scelta di una Regione che investe nell’educazione, crede nella comunità e decide di partire dai più piccoli per costruire una società più giusta», ha detto il capogruppo del Partito Democratico Stefano Minerva.

«Le disuguaglianze – prosegue – non iniziano alle scuole superiori, non iniziano all’università e neppure alla scuola primaria. Cominciano molto prima, nei primi anni di vita, quando si sviluppano il linguaggio, la capacità relazionale, la fiducia negli altri, l’autonomia, la curiosità, perfino la possibilità di imparare ad imparare. Ecco perché questa legge è una legge di giustizia sociale prima ancora che una legge sull’istruzione. Quando garantiamo servizi educativi di qualità dalla nascita non stiamo semplicemente aiutando le famiglie, stiamo intervenendo sul destino delle persone».

Tra gli elementi qualificanti del provvedimento il principio della progressiva gratuità del sistema con particolare attenzione alle famiglie che vivono condizioni di fragilità economica e sociale, riconoscendo i servizi educativi non più come semplici servizi a domanda individuale ma come autentici strumenti di welfare educativo.

La legge rafforza inoltre le misure rivolte ai bambini con disabilità certificata, con bisogni educativi speciali e a tutti coloro che vivono situazioni di svantaggio sociale, valorizza il ruolo dei coordinamenti pedagogici territoriali, della formazione continua del personale e introduce i Poli per l’infanzia come luoghi nei quali servizi educativi e scuole dell’infanzia condividono spazi, professionalità e progettazione educativa.

«Viviamo in un tempo che rincorre il consenso immediato, quello delle notizie che durano il tempo di un reel. Noi scegliamo invece il tempo lungo. Scegliamo di investire nell’infanzia perché significa prevenire le disuguaglianze, il bullismo, le discriminazioni e la violenza, costruendo una società migliore prima ancora che i problemi si manifestino. E forse i risultati più importanti li vedremo tra dieci anni ma saranno quelli che avranno cambiato davvero la nostra società», aggiunge Minerva.

Il capogruppo del PD richiama anche il valore dell’educazione affettiva e relazionale fin dai primi anni di vita: «In un momento storico in cui qualcuno continua a guardare con sospetto questi percorsi noi ribadiamo che educare alle relazioni, al rispetto e all’empatia significa rafforzare la nostra democrazia e costruire comunità più coese».

Il consigliere Ubaldo Pagano ha evidenziato il lavoro condiviso svolto con il mondo dei servizi educativi e con la Commissione consiliare sottolineando come il provvedimento dia finalmente «un’architettura stabile e organica al sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai sei anni. Si tratta di una riforma attesa che recepisce la normativa nazionale e nasce da una visione chiara: abbattere le disuguaglianze sociali, sostenere la genitorialità e garantire a ogni bambina e a ogni bambino un percorso educativo di qualità fin dai primi anni di vita. Il valore di questo provvedimento sta anche nella sua capacità di affrontare questioni molto concrete che incidono sulla vita quotidiana delle famiglie, dal coordinamento dei servizi educativi all’integrazione degli strumenti digitali, nella consapevolezza che buone politiche per l’infanzia devono essere anche politiche capaci di semplificare la vita delle persone. Questa legge non è un punto di arrivo ma l’inizio di un percorso. Sarà importante accompagnarne l’attuazione con un monitoraggio costante, verificandone gli effetti e apportando, se necessario, i correttivi utili a renderla sempre più efficace. È così che si costruiscono politiche pubbliche solide: ascoltando i territori, misurando i risultati e continuando a migliorare».

Anche il consigliere regionale Giovanni Vurchio ha evidenziato il percorso condiviso che ha portato all’approvazione del disegno di legge: «Questo provvedimento dimostra la capacità del Consiglio regionale di svolgere pienamente la propria funzione legislativa attraverso un confronto serio e un lavoro di affinamento normativo che rafforza la qualità delle leggi che siamo chiamati ad approvare. Non è un caso che tutti i consiglieri regionali del Partito Democratico siano intervenuti su questo disegno di legge perché riguarda un ambito che non può essere considerato ordinario: il sistema educativo 0-6 rappresenta il primo e più delicato segmento del percorso di crescita dei nostri bambini ed è una delle infrastrutture sociali più importanti per la tenuta della nostra comunità. Investire nei primi sei anni di vita significa investire sulla coesione sociale, sulla partecipazione delle donne al mercato del lavoro e sullo sviluppo del territorio. Non può esserci crescita sostenibile senza un welfare educativo diffuso, accessibile e di qualità. Per questo il testo approvato rappresenta una scelta strategica per il presente e per il futuro della Puglia».

A ribadire il valore politico del provvedimento è stata anche la presidente della V Commissione, Loredana Capone: «Il diritto all’educazione di un bambino dipende ancora troppo spesso dal codice postale in cui nasce. Se nasce a Bologna o a Trento ha buone probabilità di trovare un posto in un nido pubblico; se nasce in alcune aree del Sud o dell’entroterra quella probabilità si dimezza, diventa remota e, talvolta, scompare del tutto. È proprio questo il divario che questa legge vuole iniziare a colmare. La vera rivoluzione è affermare che il diritto all’educazione e alla cura non può dipendere dal luogo in cui si nasce: non è un costo né un servizio a domanda individuale ma un diritto universale e la più grande infrastruttura sociale della nostra regione».

«Con questa legge – conclude Minerva – scegliamo un’idea di Puglia che investe nei bambini e nelle bambine, sostiene le famiglie, riduce le disuguaglianze e costruisce il futuro partendo dalle persone più piccole. È questa la politica che vogliamo continuare a mettere in campo, quella che non rincorre il consenso del giorno dopo ma produce risultati destinati a durare nel tempo».

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