Agenzia nr. 1327 – In V Commissione la crisi di Kyma ambiente e il traffico dei rifiuti

 
ANNO XXIII
Numero 1327
11/06/2026
Pubblicato in Bari

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In V Commissione la crisi di Kyma ambiente e il traffico dei rifiuti

La V Commissione consiliare, presieduta da Loredana Capone, è tornata ad affrontare l’argomento relativo alla crisi finanziaria di Kyma Ambiente, società in house che si occupa della gestione dei rifiuti di Taranto.

L’audizione è stata richiesta dalla stessa presidente come seguito della seduta del 23 aprile, su impulso dei sindacati che hanno segnalato alla Commissione la grave situazione finanziaria e gestionale di Kyma Ambiente Spa, che mette a rischio la stessa sopravvivenza della natura pubblica dell’azienda, come comunicato anche dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che ha chiesto al socio unico – Comune di Taranto – di comunicare le misure necessarie a eliminare le criticità finanziarie e gestionali, pena l’esternalizzazione del servizio nel 2027.

In aggiornamento di quella audizione, Capone ha ritenuto utile ascoltare, oltre ai sindacati e al presidente di Kyma Ambiente Spa Taranto, Alfredo Spalluto, l’assessora regionale all’Ambiente Debora Ciliento, il direttore del Dipartimento Ambiente Paolo Garofoli e il sindaco del Comune di Taranto, con l’obiettivo di comprendere la posizione della Regione Puglia di fronte alle criticità e alle possibili soluzioni individuate.

La società, pur non presentando attualmente squilibri legati al contratto di servizio con il Comune di Taranto – ha spiegato Spalluto – sconta un disavanzo pregresso superiore a 40 milioni di euro. Le direttrici individuate per superare la crisi sono due: un intervento finanziario da attuare entro un anno per ristabilire l’equilibrio economico dell’azienda e il rilancio degli asset industriali, a partire dagli impianti di trattamento dei rifiuti. In quest’ottica si inseriscono il potenziamento dell’impianto di compostaggio, il revamping degli impianti esistenti e il recupero della funzionalità del termovalorizzatore fermo dal 2013 attraverso nuove autorizzazioni.

Secondo quanto illustrato dal presidente e dal dirigente di Kyma Ambiente, Cosimo Natuzzi, la prospettiva ritenuta più sostenibile sotto il profilo economico sarebbe quella di superare l’attuale procedura autorizzativa per un impianto alimentato a CSS (combustibile solido secondario) e ottenere invece l’autorizzazione per il trattamento dei RUR (rifiuti urbani residui), ossia della frazione indifferenziata residua dei rifiuti urbani. Si tratta tuttavia di una soluzione che richiederebbe una modifica del Piano regionale di gestione dei rifiuti, poiché tale tipologia impiantistica non è attualmente prevista. Una prospettiva condivisa anche dal sindaco Bitetti.

L’assessora Ciliento ha però evidenziato la complessità del percorso. Oltre ai tempi necessari per la revisione del PRGRU, ogni eventuale modifica dovrà essere preceduta da una scelta chiara e definitiva da parte del Comune di Taranto, da sottoporre formalmente alla valutazione della Regione. Solo a seguito di questo passaggio amministrativo sarà possibile verificare l’eventuale inserimento nel nuovo piano di una soluzione impiantistica diversa da quella prevista nell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) del 2021, il cui iter risulta attualmente sospeso.

Natuzzi ha inoltre riferito che sono attualmente all’esame due proposte di project financing per il rilancio del termovalorizzatore. La prima è coerente con l’attuale pianificazione regionale e prevede il conferimento di CSS, oltre a 25 mila tonnellate annue di ROT (rifiuti ospedalieri trattati), rispetto alle 6 mila tonnellate oggi autorizzate. La seconda proposta si basa invece sul trattamento di RUR e di ulteriori rifiuti speciali, configurandosi quindi come un’ipotesi non compatibile con il quadro pianificatorio vigente.

Entrambi i progetti prevedono il revamping dell’impianto di compostaggio con produzione di biometano. A differire in modo significativo è invece il canone di concessione: l’ipotesi basata sul trattamento dei RUR garantirebbe introiti sensibilmente superiori, con possibili ricadute positive anche sul costo della Tari a carico dei cittadini.

I sindacati hanno tuttavia ribadito che il fattore tempo rappresenta l’elemento più critico. La realizzazione di qualsiasi progetto richiederà infatti diversi anni, mentre la situazione economica dell’azienda impone risposte immediate. Per questo le organizzazioni sindacali tornano a chiedere un intervento di ricapitalizzazione o l’ingresso di un nuovo socio pubblico, individuando nella Regione il soggetto più idoneo a sostenere tale percorso.

Per i commissari di centrodestra, in particolare Tommaso Scatigna e Dino Basile, la vicenda supera i confini della crisi aziendale tarantina e pone il tema più generale della sostenibilità dell’intero sistema regionale di gestione e trattamento dei rifiuti, soprattutto in relazione alla chiusura del ciclo.

Sul piano territoriale, il consigliere del Partito Democratico Ubaldo Pagano ha richiamato l’attenzione sulla complessità della scelta politica. Anche qualora la Regione individuasse gli strumenti per rendere praticabile quella che oggi appare l’unica soluzione industriale percorribile, resta da capire se la comunità tarantina sia disposta ad accettarla, alla luce del pesante tributo già pagato dalla città in termini ambientali e sanitari.

L’assessora ha manifestato piena disponibilità all’interlocuzione con il Comune di Taranto per superare l’impasse di Kyma, ma ha ribadito che la revisione del piano dei rifiuti si muove su un altro livello, con un intenso lavoro di consultazione, condivisione e partecipazione da svolgere anche con la Commissione consiliare.

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I lavori sono proseguiti con l’audizione dell’assessora Ciliento in merito allo smaltimento illecito dei rifiuti e alle attività di prevenzione e controllo ambientale. Tema che si è imposto anche alla luce del recente episodio criminoso di sversamento illegale di rifiuti nella provincia di Foggia, che ha portato, a fine maggio, allo smantellamento di un intenso traffico illecito di rifiuti speciali dalla Campania alla Puglia.

Ciliento ha premesso che è necessaria un’attività di controllo e di monitoraggio rafforzata sia per l’aspetto “minore” dell’abbandono dei sacchetti sia per i casi di traffico di grosse quantità di rifiuti. Per questo – ha spiegato – la Regione Puglia ha sottoscritto, con delibera del 25 marzo 2025, un accordo che ha coinvolto Forze dell’ordine (Carabinieri e Guardia di Finanza), ARPA Puglia e CNR al fine di coordinare le attività di intelligence, monitoraggio e intervento per reprimere lo smaltimento illegale e i traffici illeciti. Tale accordo ha previsto un investimento di 1.590.000 euro in tre anni. A breve si procederà alla verifica periodica per monitorare gli obiettivi, capire come si sta lavorando e di che cosa vi sia ulteriormente bisogno.

Secondo il consigliere Antonio Tutolo, l’incremento del fenomeno criminoso si è fisiologicamente spostato dalla Campania, dove sono stati rafforzati i controlli statali, soprattutto dopo l’apertura della procedura di infrazione da parte dell’Unione europea. Occorre quindi, a suo avviso, che lo Stato intervenga prima di arrivare a situazioni estreme come quelle verificatesi nella Terra dei Fuochi. Ha quindi chiesto che la Commissione si faccia promotrice di una mozione al Governo per incrementare l’impegno contro un fenomeno ormai chiaro: la migrazione del traffico dei rifiuti.

Allegati:

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