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ANNO XXIII Numero 1312 26/06/2026 |
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| Pubblicato in Bari | ||
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Direttore Responsabile: Laura Sutto Redazione: Via Gentile, 52 – 70124 Bari – Tel 080.540.62.28 Posta Elettronica: ufficiostampa@consiglio.puglia.it – Sito Web: http://www.consiglio.puglia.it Iscritto al Registro Pubblico della Stampa del Tribunale di Bari in data 25/02/2003 |
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I lavori della IV Commissione: Diga Palazzo d’Ascoli, troppi impianti FER insistono sullo stesso bacino – terzo lancio |
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È tornata all’attenzione della IV Commissione, presieduta da Antonio Tutolo, la complessa questione della diga di Palazzo d’Ascoli. Un’infrastruttura prevista negli anni Settanta sul torrente Carapelle, in provincia di Foggia, per risolvere i problemi dell’atavica crisi idrica della regione e in particolare della Capitanata. Un progetto lasciato nel dimenticatoio fino a quando, attraverso il Pniissi, è stata finanziata con circa nove milioni e mezzo di euro la progettazione esecutiva dell’opera. L’audizione odierna, richiesta sempre dal presidente Tutolo e aperta anche a tutti i parlamentari pugliesi, aveva lo scopo di superare, attraverso interlocuzioni a vari livelli, l’impasse creatasi con l’autorizzazione di tre impianti eolici nell’area in cui dovrebbe sorgere il futuribile bacino idrico. Si tratta di Energ Ascoli, Wind San Potito e Wind Energy Castelluccio. In particolare, Wind San Potito è l’impianto che prevede ben tre pale all’interno del bacino di riempimento di Palazzo d’Ascoli. In base alla ricostruzione fatta dal dirigente Francesco Corvace del servizio Energia e fonti alternative e rinnovabili della sezione Transizione energetica, al momento ci sono tre impianti autorizzati, uno dei quali ha già installato i primi due aerogeneratori. Altri otto impianti sono in fase di iter autorizzativo. Corvace ha ribadito, come nella precedente audizione, che le società hanno ottenuto la Via (Valutazione di impatto ambientale) dal Ministero (in quanto di potenza superiore ai 30 megawatt) e che poi la Regione, proprio per valutare eventuali incompatibilità, convoca le Conferenze dei servizi; in quella sede non è mai emersa alcuna interferenza, nemmeno da parte del Consorzio di Bonifica di Capitanata. Quindi, ha sintetizzato Corvace, ad oggi si configura una situazione in cui, con riferimento a questi tre progetti, abbiamo due aerogeneratori interferenti con l’area di allagamento già installati e in esercizio, e altri autorizzati ma non ancora in esercizio. Con l’assessore allo Sviluppo economico Eugenio Di Sciascio, come concordato nella precedente seduta, sono state avviate interlocuzioni con tutte e tre le ditte che hanno già beneficiato di autorizzazioni nel 2023 e nel 2024. Vi sono inoltre altri otto impianti tra eolico e, in qualche caso, fotovoltaico con potenziali interferenze, per i quali il procedimento autorizzativo è ancora in corso. Solo rispetto a questi ultimi, sebbene dopo le conferenze dei servizi, si potrà far valere l’interferenza come sopravvenienza istruttoria. Rispetto ai tre che hanno già ottenuto l’autorizzazione, invece, si può solo contare sulla disponibilità delle società. Tutolo ha ricordato che per rendere compatibile il progetto di San Potito con la diga basterebbe spostare tre pale eoliche di una decina di metri. Una circostanza che il deputato di Forza Italia Giandiego Gatta ha ritenuto idonea ad aprire un dialogo per giungere a una soluzione concordata. Secondo la senatrice del Movimento 5 Stelle Gisella Naturale sarebbe necessario, in una visione d’ensemble, porre dei limiti alla proliferazione degli impianti da fonti rinnovabili, facendo una ricognizione dell’esistente per evitare di invadere tutta la Capitanata. L’assessore Di Sciascio ha riferito di aver incontrato tutte e tre le aziende con progetti approvati. Queste, pur manifestando la disponibilità a incontrare i progettisti della diga e a tener presente l’interesse della Regione alla realizzazione dell’infrastruttura, hanno comunque evidenziato il legittimo possesso del titolo autorizzatorio. Ma la questione si manifesta ancora più complessa dal momento che, come ha sottolineato Raffaele Fattibene, direttore dell’Area Ingegneria del Consorzio per la Bonifica della Capitanata, allo stato embrionale dell’iter di progettazione non c’è alcuna possibilità di porre un vincolo finalizzato all’esproprio. Di conseguenza, anche nei confronti delle otto aziende in attesa di autorizzazione non si può far valere alcun limite. L’unica possibilità – ha spiegato – è che sia la Regione a individuare delle misure di protezione per consentire la realizzazione di un’opera che permetterebbe di avere un bacino di ben 84 milioni di metri cubi di acqua, risolvendo i problemi di scarsità idrica non solo della Capitanata ma di tutta la Puglia. Tutolo ha quindi avanzato due proposte: la prima è quella di annullare l’autorizzazione in autotutela poiché – come riferito dal sindaco di Ascoli Satriano – è stato presentato un esposto per dichiarazioni mendaci in fase di autorizzazione Via. Se tale circostanza si rivelasse vera, la Regione o il Ministero potrebbero agire in autotutela. La seconda prevede invece la possibilità di emendare il D.Lgs. 190/2024 (Testo Unico FER) sui criteri nazionali per l’individuazione delle aree idonee all’installazione di impianti a fonti energetiche rinnovabili, introducendo dei vincoli per quelle aree sulle quali insistono progetti di rilevanza strategica nazionale come la diga di Palazzo d’Ascoli. Da parte dell’assessore è stata infine manifestata l’intenzione di interagire con altri dipartimenti per provare a porre vincoli che non siano necessariamente correlati alle “aree idonee”, in quanto tra aree idonee e non idonee cambia solo la procedura di autorizzazione: semplificata nel primo caso, ordinaria nel secondo. |
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