I vertici M5s sapevano che La Gaipa era “chiacchierato” ma dai documenti risultava pulito

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“Era un personaggio chiacchierato, è vero. Ma dai certificati risultava pulito”. La notizia dell’arresto di Fabrizio La Gaipa, il candidato M5s all’assemblea regionale siciliana, primo dei non eletti ad Agrigento, accusato di estorsione, arriva nei corridoi di Montecitorio e i deputati siciliani, seppur parecchio arrabbiati, non sembrano però stupirsi: “Erano arrivate segnalazioni ma dai documenti che ci sono stati forniti non è emerso nulla”. Tesi confermata anche dal Movimento 5 Stelle in un post su Facebook: “La segnalazione ricevuta sul suo conto prima delle elezioni non ha trovato riscontro nel certificato 335”, cioè nel documento che certifica eventuali iscrizioni nel registro delle notizie di reato. “Resta da capire – aggiunge un deputato – se ha ricevuto un avviso di garanzia e non l’ha comunicato”.

La Gaipa è stato subito sospeso dal Movimento, che si è affrettato a disconoscerlo: “Non è stato eletto con il Movimento 5 Stelle, non è un portavoce e quindi non rappresenta il Movimento”, si legge in una nota. Eppure il 5 novembre La Gaipa, con oltre quattromila voti, è arrivato primo dei non eletti subito dopo Matteo Mangiacavallo (14 mila voti) e Giovanni Di Caro (5.900 voti), ed era un attivista grillino, iscritto, altrimenti non si sarebbe potuto candidare. I vertici pentastellati nazionali e regionali inoltre sapevano da tempo delle pesanti accuse che venivano rivolte a La Gaipa, frutto degli esposti di alcuni suoi dipendenti dell’hotel “Costazzurra Museum&Spa” sulle presunte estorsioni ai lavoratori.

Infatti, come riporta il quotidiano La Sicilia, queste accuse erano state già segnalate nero su bianco, via mail (con alcuni file in allegato), da attivisti agrigentini. In questi casi i dossier vengono mandati al blog di Beppe Grillo o alla mail degli Enti locali. In allegato vi sarebbero state anche alcune prove sulle “gravissime violazioni penali commesse da La Gaipa”. Inoltre gli attivisti segnalavano il fatto che La Gaipa non avesse mai partecipato a un evento nazionale, dunque non era molto attivo all’interno del Movimento e per tale ragione andava escluso dalla competizione. Nonostante questo è stato candidato e ha incassato oltre quattromila preferenza.

Che i vertici sapessero viene confermato dallo stesso Movimento 5 Stelle in una nota: “La segnalazione ricevuta sul suo conto prima delle elezioni non ha trovato riscontro nel certificato 335 né negli altri documenti che ha prodotto e fornito su nostra richiesta. Durante le elezioni e fino a ieri sul suo conto non risultava assolutamente nulla. In ogni caso, anche in questo frangente, il Movimento si dimostra completamente diverso dagli altri partiti”.

Perché allora candidare La Gaipa se come dicono diversi parlamentari era un “personaggio chiacchierato”? “Perché con il 335 pulito e avrebbe senza dubbio presentato ricorso, come hanno fatto tutti gli altri attivisti espulsi. Ma la differenza tra noi e gli altri partiti sta nel fatto che noi li sospendiamo mentre per chi altri un arresto fa curriculum”.

Davide Casaleggio ha preferito non commentare, prima di prendere la parola a un evento sul digitale a Milano: “Oggi parlo del futuro delle aziende”. Da Washington Luigi Di Maio difende M5s e passa al contrattacco: “La Gaipa si è messo fuori da solo con quello che ha fatto. Noi abbiamo agito subito, a differenza degli altri”. E sul “governo Musumeci si regge su un deputato che è stato arrestato”. La Gaipa, ha precisato, “non è un eletto” e “non è un portatore di voti”. In sostanza gli M5s provano a sostenere la tesi secondo la quale alle elezioni regionali siciliane a trainare i voti sia stato il simbolo grillino e non i singoli candidati. Nonostante le oltre quattromila preferenze che La Gaipa si è accaparrato.

Fonte: Huffington Post Italy Athena2

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Redazione Easy News Press Agency

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